Scrivere un giornale per rielaborare emotivamente

Questo articolo è adattato dall’originale: Journaling for emotional rework

Viviamo i nostri giorni ed essi diventano parte della nostra storia. Abbiamo una percezione unica di quel che accade intorno a noi. È ciò che trasforma i fatti in storie: una sequenza di eventi che incorpora emozioni e opinioni. E le emozioni rappresentano quello strato di colore in più che rende le nostre vite memorabili.

Ad essere precisi, la nostra memoria emotiva è talmente forte da vincere la cognizione dei fatti. Quando questo si verifica, vi è un effetto immediato: gli eventi non stanno solo accadendo intorno a noi, ma ci sentiamo coinvolti in essi.

In particolare, vi sono eventi speciali non esenti da tale regola, quelli in cui siamo per lo più spettatori contagiati dalla gioia/sorpresa/rabbia/malinconia come se fossimo i diretti interessati.

Non possiamo dimenticare, tuttavia, il costo delle forti emozioni sulla nostra percezione della realtà. Per quanto la rendano più interessante, sono anche in grado di alterare la nostra visione delle cose. Questo diventa problematico quando lasciamo che la nostra rabbia o delusione prendano il sopravvento: viviamo dei conflitti dove, invece, potremmo trovare soluzioni, perché’ abbiamo delle aspettative e le cose non vanno nel modo in cui vorremmo.

Oppure, vorremo dare un feedback immediatamente dopo un evento o azione, poiché’, nella nostra testa, qualcuno o qualcosa necessita una correzione. Soltanto, potremmo non essere nelle condizioni per farlo, se ciò che siamo tanto desiderosi di condividere fosse innescato da stress oppure una risposta emotiva.

Da principio dovremmo, infatti, lasciar andare e riflettere su queste piccole grandi cose.

Qui è dove tenere un giornale o diario è di grande aiuto. Annotare gli eventi di cui siamo parte ci concede un posto e del tempo per gioire o sfogarsi privatamente di essi.

Questo è ciò che succede all’inizio. Successivamente, diviene anche lo strumento giusto per riflettere su tali eventi e quello che proviamo in merito. Dunque, se siamo arrabbiati – cosa esattamente ha sfiorato il nervo sbagliato?

Dopotutto, questo è il nostro posto privato, dove possiamo (e dovremmo) essere onesti con noi stessi. È una pratica salutare e di cura per noi stessi. In futuro, quando ripenseremo a queste cose di cui abbiamo scritto, potremo avvalerci della situazione come opportunità per diventare persone migliori.

Molti pensano che controllare i propri impulsi emotivi equivalga a reprimerli; quando in realtà, si tratta di comprenderli e “addomesticarli” in modo tale che non ci rechino danno. Scrivere di ciò che sentiamo quando qualcosa accade può diventare un’abitudine che ci permette di fare le seguenti cose:

  • essere sicuri che nessun dettaglio importante sia perduto; dopotutto, tenere un diario è un esercizio per la memoria, ed il giornale di per se’ uno strumento mnemonico;
  • separare le nostre osservazioni dalle esperienze emotive, cercando di scoprire cosa innesca le nostre reazioni;
  • riflettere sul nostro nucleo di valori e l’importanza dei nostri sentimenti, e di chi ci vive accanto, per essere più obiettivi e solo allora agire

Quindi, i nostri quaderni o fisici o digitali (tipo Evernote) non sono soltanto uno strumento per immagazzinare dati; e ci aiutano ad iniziare un processo di apprendimento trasformativo.

Saremo proni a farci buone domande, in via subdola o intenzionale, per comprendere pienamente noi stessi e mettere i pezzi del puzzle al posto giusto quando ci sentiremo spaesati. Possiamo monitorare la nostra crescita interiore, gli sbandamenti e infine accettare i nostri cambiamenti.

La nostra storia di ieri può essere scritta, ma possiamo anche usarla per far meglio oggi.

Published by Andrea Paviglianiti

I practice coaching, I love reading, and I work as a data scientist. I also recharge my batteries with meditation, martial arts, and video games. I perform career and skills coaching – thus I define myself as a “cognitive” coach: I help people improve their learning experience to succeed where they want. My method is based on behavioral analysis, psychology of learning, philosophy of dialogue, and classic literature. I write about how to get better at learning, the best books I read, and my personal philosophy of coaching. And I will not lie to you – I can get verbose at times! I’d be happy if you stick around and read more of what I have to share!

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